I@Review

a cura di:

- Kri

 - Gine

20.8.05

Bram Stoker - Dracula

E' vero che l'autore si è documentato molto, costruendo "meccanicamente" quel romanzo che tutti conoscono (o almeno il suo personaggio principale), prendendo quà e là informazioni utili allo scopo quali le tradizioni folkloristiche sui vampiri, un personaggio storico da cui trarre ispirazione, i luoghi più idonei ove inscenare il tutto ma, come un bravo cuoco, ha creato un ottimo piatto con ingredienti di base che in altre mani non avrebbero probabilmente portato allo stesso risultato. Con questo voglio dire che Stoker una buona parte di creatività ce l'ha dovuta mettere ugualmente. Forse è una puntualizzazione banale, ma tanto non è nemmeno del tutto mia.

Detto questo, il libro è di veloce lettura, è piacevole e intrigante, sebbene possa essere una storia senza troppe sorprese, soprattutto se si ha già avuto visione di una delle innumerevoli pellicole dedicate al Conte Dracula. Ma, come spesso accade, leggere di una storia rappresentata anche in un film è tutta un'altra esperienza, un altro modo di solleticare il cervello, un altro corredo di emozioni e tensioni.

In conclusione trovo sorprendente il risultato che alcuni scrittori quali il Manzoni, Shakespeare o appunto Stoker riescono ad ottenere allorchè, creando una storia ed un protagonista di fantasia, riescono ad immergerli nel calderone del "reale" senza che nessuno si accorga della manovra: molte persone, tutt'ora, credono candidamente a Renzo e Lucia, a Romeo e Giulietta o al Conte Dracula con estrema semplicità. Poi però non lamentiamoci se ci ritroviamo Berlusconi al governo.

7.7.05

07/2005 Chuck Berry (Milano)

Ieri sera ero a vedere Chuck Berry allo Smeraldo. Un'icona non solo della musica americana ma anche dei miei primi passi musicali, rappresentati dai vari Elvis, Jerry Lee Lewis e Little Richard. Vedere in carne e ossa quell'ultraottantenne è stata una conferma di quanto tutto il fenomeno musicale che gli girava attorno in quegli anni ormai lontani fosse vero, era la conferma che tutto fosse realmente accaduto.
Insomma, vivere un sogno non ha prezzo: e' come se una cosa impossibile diventa possibile. E' come se ti facessero conoscere grandi personaggi del passato ormai morti, da Cristoforo Colombo al Caravaggio, da Giuda Iscariota a Leonardo, da Nuvolari a Mussolini.
Però cazzo 62euro di biglietto piu 71euro di multa per un parcheggio estremamente pericoloso mi sembrano un pò eccessivi per ristabilire questo contatto col morto che si è pure dimenticato come si suona la chitarra.

5.4.05

La morte sospesa

Un libro e un film.
Nel 1985 facevo 5° elementare ed ero ancora nella fase in cui mio padre e mia
madre dovevano inventare ogni sorta di stratagemmi per convincermi a camminare
su di un sentiero di montagna. A dirla tutta probabilmente nell'85 ci avevano
momentaneamente rinunciato ed eravamo stati in vacanza al mare.
Nel 1985 Joe Simpson aveva 25 anni ed assieme al suo compagno di cordata Simon di 21
decideva di affrontare la parete Ovest della Siula Grande sulle Ande, mai scalata
da nessuno in precedenza.
Ora in dialetto siula (o una parola scritta diversamente ma che a pronunciarla suona
siula) vuol dire cipolla, ma, a giudicare dalle immagini, quella
montagna imponente e cattiva, alta più di 6100 m, ad una cipolla assomigliava ben poco se non, forse, per gli strati di neve accumulati uno sull'altro come la pelle
dell'ortaggio in questione.
Joe Simpson era quel che si dice una emerita testa di cazzo e questo, assieme al fatto che aveva 25 anni e un fisico da atleta, è stata la sua fortuna.
La scalata doveva essere affrontata in stile alpino, provviste nello zaino e pedalare
senza istituire soste intermedie: si inizia a salire e si deve continuare, qualunque siano le condizioni meteo e ambientali a cui si va incontro. Una situazione in cui qualsiasi tipo di imprevisto può avere conseguenze tragiche.
L'imprevisto del caso, sulla via del ritorno, non è esattamente di quelli piccoli:
Joe cade e si frattura una gamba, in modo anche abbastanza grave... storie di tibie
che finiscono dentro il femore, con tutte le conseguenze del caso.
A 6100m di una montagna andina, con condizioni del tempo mutevoli e nessuno nei paraggi per centinaia di km, fratturarsi una gamba equivale ad una condanna a morte.
Per di più fra compagni di cordata, anche in condizioni meno estreme di quelle, c'è un patto di fiducia reciproca, si affida la propria incolumità all'altro.
Che fare allora in una situazione simile? Abbandonare il ferito al suo destino e mettersi in salvo? Chiedere al compagno sano di non andarsene sapendo che in questo modo quasi certamente morirete in due?
Simon decide di non abbandonare Joe e di tentare un salvataggio impossibile calandolo
per tutta la lunghezza della corda disponibile e poi raggiungendolo, ripetendo l'operazione più volte.
Beh, le cose non potevano essere così semplici e ad un certo punto Joe rimane appeso
su di uno strapiombo senza possibilità di liberare il peso dalla corda e Simon che gli fa sicura semplicemente stando seduto in una buca nella neve comincia a sentire l'appoggio che va franando. Aspetta aspetta, ma Joe da dove si trova non può fare nulla e Simon sta scivolando anche lui. Alla fine vince l'istinto di sopravvivenza e Simon taglia la corda lasciando precipitare Joe.
Non ci sono sorprese perché sia nel libro che nel film sai che a parlare è Joe, nel film lo vedi anche in faccia: un aitante 45enne, abbronzatissimo. Sai che alla fine in qualche modo ne escono.
Quello che ha dell'incredibile è come Joe, finito in un crepaccio con una gamba fratturata,riesca a venirne fuori senza aiuti esterni e poi a strisciare lungo il ghiacciaio pieno di crepacci senza finire dentro ad un altro e infine a rantolare sui sassi della morena finoal campo base dove ritrova Simon e la salvezza.
Vero è che in montagna tanta gente dice di aver fatto cose che non ha mai fatto perché ci sono poche possibilità di controllare che le sue affermazioni corrispondano a verità, ci sono storie di polemiche infinite come quella di Bonatti e della conquista al K2.
Non so perché però io a questa storia ci credo. Ci credo perché come dicevo in partenza, Joe Simpson era una testa di cazzo e molto ambizioso. Ci credo perché quando finalmente esausto arriva sulla morena, completamente disidratato avendo perso conoscenza e lucidità parecchie volte, vorrebbe riposare, entrare nel suo sacco a pelo e dormire un po', ma poi si dice "cazzo non posso morire in queste condizioni, sdraiato dentro il sacco a pelo è patetico". Ecco, io credo che uno che riesce a preoccuparsi di non morire in modo patetico, che vuole morire "in azione", possa
aver avuto tanta forza di volontà da uscirne nonostante tutto.

11.3.05

10/03/2005, Transilvania, And You will know us by the trail of dead

I Trail of dead li conosco poco, ho comprato l'ultimo cd perché qualcuno da terre lontane continuava ad elogiarmeli.

E' stato amore al primo ascolto, è un cd a tratti cupo con atmosfere dark, ma per dirla con le parole di chi me l'ha consigliato è un cd che spacca.

Ho scoperto che avrebbero suonato a Milano quasi per caso, il sito del transilvania non è molto prodigo di informazioni: fino al giorno prima il concerto non era confermato, non erano indicate prevendite e al numero di telefono fisso rispondeva il fax.

Il gruppo di supporto veniva da Washington DC, ma non sono riuscita a capire come si chiamassero.

Erano tre, giovanissimi, il batterista biondo con la barba e i baffi sembrava uscito da un mercoledì da leoni,il bassista era il clone del mio fidanzato di quarta liceo, magrolino, ciuffo sugli occhi, lineamenti della bocca delicati. Facevano musica adatta a chiudersi in cameretta in trip depressivo ossessivo. Non male.

La preparazione del palco per i Trail è stata meticolosa, soundcheck e accordatura ossessiva degli strumenti.

Sono entrati sulle note di Ode to Isis, l'intro dell'ultimo cd. Mentre tutti avevano accanto bottigliette d'acqua da 50 cl il bassista, altissimo, è entrato con una bottiglia di jack daniels e una lattina di coca che ha diligentemente posato accanto agli ampli non senza averne tirata prima una abbondante sorsata.

Sul palco in aggiunta alla formazione standard c'era un secondo chitarrista, con la faccia tonda alla Joe Pomodoro gli occhialini e l'aria di chi non sa perché è lì e chi siano quelli che sono con lui, manco lo avessero assoldato per strada, i fatti poi, a dirla tutta , hanno dato ragione a quella sua aria un po' spaurita.

A parte batterista e bassista fedeli ai loro strumenti e alle loro postazioni, gli altri due si alternavano fra voce, chitarra e seconda batteria.

Mr School of Rock che da uno studio attento della copertina del cd e di un'altra foto sembra essere Dan Wood, aveva uno sguardo vagamente spiritato e folle e sudava copiosamente. Si è anche esibito in un paio di simpatiche gag del tipo "do you hear well? no? shoul be louder? ok louder" con relativo assolato sonoro successivo e la più bella "how many people is here with a boyfriend or a girlfriend? one...two...only two couples??? what's that? it's a single club? you should find someone here" e il bassista che dona la bottiglia di jack daniels al presunto pubblico di single sfigati.

L'altro Jason Reece (sempre per interpolazione fotografica) una gran presenza scenica, movenza hard core con microfono attorcigliato al polso, trasudava adrenalina oltre ad essere un gran batterista.

Il concerto è stato un crescendo, si sentiva la tensione salire man mano , fino al delirio finale con distruzione del palco, piatto della batteria lanciato quasi sul pubblico, batteria sfasciata a colpi di gibson (o, vedendola da un altro punto di vista, la gibson sfasciata contro la batteria) e amplificatori ribaltati a terra.

Se ne sono andati senza bis, lasciando il pubblico insoddisfatto in attesa, a cercare di capire se i tecnici con l'aria disperata che raccattavano pezzi stessero smontando o rimontando, fino a che un tizio con un assurdo berrettino da baseball e giaccone di pelle da aviatore non si è messo a fare grandi cenni a qualcuno per dire di accendere le luci che era finita. Quando si è portato le dita al collo facendo l'atto di tagliarsi la gola abbiamo capito che era veramente finita.

Ho recuperato una delle scalette, quella al centro del palco, calpestata e appallottolata: molto rock.

Poi Jason Reece è uscito in mezzo al pubblico a firmare autografi.

7.3.05

Blues after lunch

Come detto in precedenza, ho messo mano su alcuni programmini simpatici per far musica in cameretta sgranocchiando patatine. Gia, perche volendo le mani potresti anche non sporcartele, unto di patatame escludendo.
Ma, sia chiaro, non e' il mio caso. Con "Blues after lunch" le mani le ho sporcate eccome. In midi c'e' solamente la batteria, col suo altalenante ritmo lento e strascicato. Basso e chitarra infatti sono asolutamente suonati in presa diretta: son strumenti in corde e pickup, quelli. Pochi cazzi
.
Certo, il brano non ha pretese. E' semplicemente improvvisazione finalizzata all'apprendimento delle modalita' di registrazione delle tracce e sovrapposizione delle stesse in un unico file. Improvvisazione di basssa qualita', se vogliamo aggiungere: sia chiaro, non toccavo una chitarra elettrica dagli anni del liceo, ma tant'e'. Ci vuole tempo e disponibilita'. Come si dice... datemi una leva, vi sollevero' il sol7 in Si#.

NB: in realta' ho frequentato un ITIS di merda, ma liceo suona sempre meglio.

20.2.05

Carlo Gozzi, Memorie inutili

Il tizio e' davvero forte. Quando si dice il libro che non ti aspetti.
Edito da Einaudi, si chiama "Scritti" ed oltre a due lavori per teatro (L'augellino belvedere e La marfisa bizzarra) vi sono le suddette Memorie inutili, un lavoro in prosa, che sa appunto di diario personale. Il Gozzi non solo afferma a ragione "s'io pubblicassi le Memorie della mia vita colla presunzione di darvi un'idea grandiosa di me, e non le pubblicassi per umiltà, avrei debito di sentire de' pungenti rimorsi" come dimostra la semplicita' e l'umilta' talvolta espresse nei racconti, ma si rivela uomo degno dei personaggi delle sue fiabe (sto improvvisando, visto che delle sue fiabe conosco solo i nomi delle maschere): abbastanza ironico nei propri confronti, satirico nei confronti di certe uffizialita' e di certi personaggi di spicco della letteratura italiana dell'epoca. Un vero simpaticone.
Purtroppo in questo libro vi sono solamente diciassette capitoli, diciassette lettere, quando mi pare di capire invece che il libro delle Memorie e' piuttosto ricco di racconti. Pertanto sono gia alla ricerca del prezioso volume, cosa che consiglio vivamente ai piu.
(Cristian)